RFK, Funeral Train, un libro di Paul Fusco

Libri fotografici rari e da collezione Umbrage Editions 2000 Dimensioni 18 x 28 cm, pag. 148 Acquistabile su Amazon In questo periodo particolare per la nostra Nazione mi è tornata alla mente la copertina di questo libro, un gesto semplice per ringraziare chi lavora per noi, per la nostra salute. La storia di questo libro è veramente interessante e ci lascia degli insegnamenti che analizzerò nella fase conclusiva del mio intervento. Paul Fusco nel 1968 fu incaricato dalla rivista Look Magazine di documentare il trasporto in treno del feretro di Robert Francis Kennedy dopo il suo assassinio a New York. Il viaggio durò più di otto ore attraverso cinque Stati: New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware e Maryland. Ma le cose non andarono come Fusco si aspettava. Sul treno gli fu vietato di scattare immagini. "Non sapevo cosa fare, pensavo che a Washington e poi al cimitero di Arlington avremmo trovato decine di colleghi e di telecamere ad aspettarci, avevo bisogno di un'idea subito. Ero pieno d'ansia ma mi bastò guardare fuori dal finestrino per capire: vidi la folla e tutto fu chiaro. Abbassai il finestrino, allora si poteva fare, e cominciai a scattare. Rimasi nella stessa posizione per otto ore a fotografare la gente accanto ai binari. Quella era la storia". Un milione di persone aspettavano lungo i binari. Il treno si muoveva lentissimo. Fusco era sul quel treno con tre macchine fotografiche e trenta pellicole a colori Kodachrome, scattò quasi duemila fotografie. Noi conosciamo solo quelle 53 foto pubblicate nelle varie edizioni del libro, ma dagli archivi della Biblioteca del Congresso a Washington ne sono riemerse altre milleottocento. Tutto scorre attraverso il finestrino, Paul Fusco ferma quasi duemila ritratti, si vedono bambini scalzi, genitori con i neonati in braccio, pensionati con il cappello, coppie vestite con l'abito della festa, boy scout, donne in lutto, ragazze con vestiti coloratissimi, come voleva la moda alla fine degli anni sessanta, suore che accompagnano le allieve di un collegio femminile, ragazzi seduti sulle motociclette, vigili del fuoco, famiglie in piedi sul tetto dei furgoncini, anziani che aspettano seduti sulle sedie a sdraio, uomini in bilico su un palo. Quando Paul Fusco portò le immagini a Look la rivista non pubblicò nessuna di quelle foto perché la rivista Life l'aveva preceduta pubblicando il servizio fotografico di un altro reporter. Come dichiarò in seguito Paul Fusco: “Nessuno le voleva, tutti mi dicevano di no. Infine nel 1998 torno afflitto nella sede di Magnum e mi fermo a parlare con una giovane ragazza che era appena stata presa come photo editor, Natasha Lunn. Le dico sconsolato: Sono trent'anni che vado in giro con questo lavoro, ma cosa devo fare per vederlo pubblicato? "Mentre lo sto per rimettere via lei mi stupisce: "Io lo so, fammi provare" e telefona a George Magazine, il mensile del giovane John John Kennedy, il nipote di Bobby. Impiegò solo due minuti a convincerli e finalmente io vidi le mie foto pubblicate". Poi nel 2000 queste immagini sono raccolte in un volume che viene pubblicato in tutto il mondo. “Chiedo che le foto siano stampate solo sulle pagine di destra perché i lettori non devono muovere la testa, ma restare immobili, girare solo la pagina e veder scorrere le facce come se fossero anche loro dietro il finestrino del treno, accanto al feretro di Bobby". Dopo la pubblicazione del libro in tanti si sono chiesti come sia stato possibile che un lavoro così bello non sia stato preso in considerazione per così tanto tempo. Credo che alla fine del secolo scorso in America i tempi non erano maturi per affrontare questo tema e come dimostrano due libri più famosi, The Americans di Robert Frank e New York di William Klein, che nella prima edizione furono pubblicati in Francia, non sempre la società americana è pronta per parlare di se stessa. Questa storia ci insegna che a volte anche i progetti interessanti non trovano un consenso e ciò avviene per vari motivi; può dipendere dal momento storico in cui si vive, dall’editore a cui si propone il lavoro e spesso alcuni progetti hanno bisogno di tempo per essere capiti. L’importante è credere in quello che si propone e non smettere di portarlo avanti. Collezionare libri vuol dire anche condividere con gli altri le proprie conoscenze. Chi volesse maggiori informazioni sui libri che recensisco può scrivermi a zuccaccia@gmail.com sarò felice di rispondervi e di condividere con voi le mie conoscenze. Per chi volesse un supporto alla creazione e alla pubblicazione del proprio libro, tengo dei laboratori editoriali, sia per singoli che per gruppi di persone. Trovate maggiori informazioni sul mio sito web www.lucianozuccaccia.it #libri #fotografia #collezionismo #editoria #Kennedy #usa

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