Julia Margaret Cameron, pioniera per caso

“My aspirations are to ennoble Photography and to secure for it the character and uses of High Art by combining the real e ideal e sacrificing nothing of Truth by all possible devotion to poetry and beauty”. ( Julia Margaret Cameron a Sir John Herschel nel 1864 ) La citazione ci illustra come, fin dall’inizio della sua attività, Cameron mostrasse il desiderio di nobilitare la fotografia così da collocarla nel novero della ‘grande arte’. Inoltre definisce con chiarezza quali fossero le coordinate entro le quali si muoveva la sua ricerca in campo fotografico, inseguendo un’ armonia tra il mondo reale e quello ideale: "il vero non deve essere rappresentato con crudezza, ma sempre velato di bellezza e poesia" La sua cifra stilistica si definì ben presto, se si pensa che Julia Margaret aveva cominciato a fotografare nel 1863 all’età di quarantotto anni, quando sua figlia le fece dono della prima fotocamera in legno appoggiata su un ingombrante treppiede, con l’idea di stimolarla ad una attività divertente per movimentare le grigie giornate nella sua dimora inglese. Galvanizzata da questa novità, la Cameron si dedicò con energia e ambizione a fotografare, allestendo il suo studio nel pollaio del giardino e destinando l’angolo della carbonaia alla camera oscura. Le origini J.M. Cameron, figlia di un ufficiale britannico di stanza in India, era nata nel 1815 a Calcutta, ma compì i suoi studi in Francia e in Inghilterra, come si conveniva alla prole delle famiglie altolocate del tempo. Ricongiuntasi alla famiglia, nel 1838 si sposò con Charles Hay Cameron, uomo di legge e proprietario di piantagioni di caffè nell’isola di Ceylon ( oggi Sri Lanka ), con il quale ebbe sei figli. Trasferitasi in Gran Bretagna, al 1865 risale la sua prima esposizione presso il South Kensington Museum di Londra - attualmente Victoria and Albert Museum – diretto da Henry Cole, più volte ritratto da Julia, il quale sosteneva l’importanza della fotografia elevandola al rango delle arti cosiddette‘ maggiori’. Il museo acquistò in modo sistematico i lavori della Cameron, alla quale fu concesso anche l’onore di utilizzare due stanze per allestirvi il suo studio fotografico, prima artista ad avere la residenza all’interno di tale importante istituzione. Esperta di tecniche di stampa che all’epoca implicavano l’uso di molteplici sostanze nocive, amava realizzare ritratti di figure maschili, ma soprattutto femminili, scegliendo i modelli tra i suoi familiari, i parenti, gli amici e i domestici; anche le foto di bambini e fanciulle divennero una parte consistente del suo lavoro. Oltre agli innumerevoli ritratti prediligeva addobbare i suoi personaggi con costumi storici così da realizzare scene allegoriche di stampo simbolista in cui le figure femminili risaltano per la loro struggente malinconia. Fu anche una solerte frequentatrice della magnifica residenza londinese di una delle sue sorelle che amava ospitare nel suo salotto, artisti, letterati e intellettuali dell’epoca, tra i quali la fotografa ebbe modo di incontrare molti rappresentanti della corrente preraffaellita, oltre a personalità del calibro di Darwin, John Ruskin, William Hunt, William Thackeray e William Michael Rossetti, fratello di Dante Gabriele Rossetti che fu uno dei massimi artisti di quella pittura che si ispirava ai ‘primitivi’ e agli autori quattrocenteschi precedenti a Raffaello Sanzio. Di tali personaggi Julia Margaret eseguì splendidi ritratti, a tutt’oggi ancora molto ammirati. (Elena di Troia (dx) e Proserpina (dx) di Dante Gabriele Rossetti) Donna irrequieta, stravagante e di grande carisma, influenzata dall’estetica preraffaellita, le sue composizioni teatrali presupponevano sofisticati allestimenti spesso dominati da fiori e piante, a creare uno sfondo per ninfe, dee, personaggi mitologici o del mondo letterario secondo un gusto decisamente ‘pittorialista’. Le figure femminili fortemente sensuali ed estetizzanti, trasognate e pensose, prescelte per i suoi ‘quadri viventi’, ebbero molti apprezzamenti dai contemporanei, ma anche critiche riguardo alla tecnica da lei usata, come le luci fortemente contrastate e i primi piani leggermente ‘fuori fuoco’. Ma quelle immagini leggermente mosse velano di poesia i suoi personaggi, creando vibrazioni e facendo volare in alto l’immaginazione.. Gli ultimi anni della sua vita furono da lei trascorsi nell’isola di Ceylon, dove morì nel 1879. Sugli ultimi istanti della sua vita, Virginia Woolf, sua pronipote, scrisse: “….distesa davanti ad un’enorme finestra aperta, Mrs. Cameron vide le stelle che brillavano nel cielo, sussurrò un’unica parola, Bellissimo, e spirò”

Julia Margaret Cameron, pioniera per caso