Dora Maar, una personalità complessa

Pagine e pagine sono state scritte sulla figura di Dora Maar (Parigi 1907-1997), soprattutto relativamente alla sua burrascosa relazione con Pablo Picasso. Ma la fotografa, nonostante l’ingombrante presenza dell’artista spagnolo, ha saputo emergere e affermare con determinazione la sua complessa e affascinante personalità. Insieme alla famiglia visse tra Parigi e l’Argentina dove il padre, valente architetto di origini croate, ebbe importanti incarichi per la costruzione di edifici monumentali che si impressero nella memoria della giovane Dora costituendo per lei un ricco background di immagini. Dal 1923 al 1926 studiò pittura presso l’École et Ateliers d’Arts Décoratifs di Parigi, passando poi all’École de Photographie de la Ville de Paris ; dal 1930 cominciò a fotografare in autonomia scattando con una Leica ed una Rolleiflex, sue compagne inseparabili fintanto che le durò la passione per quest’arte. La carriera di Dora fu infatti molto breve coprendo circa sei anni, dal 1931 al 1937, anno in cui scelse di dedicarsi alla pittura. Durante gli anni Trenta, nella Ville Lumière ci fu un’ attenzione particolare per la fotografia di strada che suscitò molto interesse nella Maar: con coraggio e determinazione cominciò a rivolgere il suo sguardo principalmente agli ultimi, ai dimenticati e ai disperati: derelitti di vario genere, mendicanti, disoccupati, ragazzi di strada, vagabondi, scrutati con un’attenzione venata di sottile ironia. Per realizzare queste foto scelse un posto ai margini della metropoli, la cosiddetta Zone, una vera e propria baraccopoli dove vivevano persone in condizioni miserevoli, completamente emarginati e dimenticati. Famosissimo è lo scatto in cui immortala un ragazzino con le scarpe spaiate e gli occhi chiusi, emblema del vivere miserevole di questo giovanetto. Lo sguardo assente sarà un motivo ricorrente nelle foto più importanti di Dora, a tradire un’influenza derivata dall’estetica surrealista che tende a prediligere sguardi rivolti all’inconscio e alla propria interiorità più che al mondo esterno. Molto importante per la sua attività di fotografa fu il suo soggiorno, nell’estate del 1933, a Barcellona, in quegli anni meta preferita di tanti artisti e fotografi, come Henri Cartier Bresson, Bill Brandt e Man Ray, per citarne solo alcuni. La città, ricca di suoni odori e colori, affascinava con la sua ‘movida’ e particolare interesse suscitava il grande mercato brulicante di persone e mercanzie. Dora amava girovagare all’interno di quell’ampio spazio e il suo sguardo veniva attratto dalla Boqueria che offriva molteplici spunti soprattutto tra le intraprendenti venditrici e i più disparati avventori. Anche il Parco Güell opera dell’ architetto Gaudì, fornì molti spunti alla fotografa che seppe immortalarne con maestria alcuni degli angoli più suggestivi. A Parigi, Henriette Theodora Markovitch, che amava essere chiamata con il suo pseudonimo di Dora Maar, condividendo il suo atelier con il fotografo ungherese Brassaἵ, si lanciò in un’attività frenetica e realizzò originali nature morte, ritratti, fotografie pubblicitarie e nudi erotici, in nome di una libertà dei costumi in linea con il ‘pensiero libero’ propugnato dai Surrealisti . Nel campo della moda fu attratta da abiti dalle forme eccentriche, accompagnati da ardite fogge di cappelli che amava indossare con estrema nonchalance. Ricordiamo come Picasso la abbia ritratta più volte con i suoi amati copricapi. In linea con i principi dell’estetica surrealista, I suoi lavori prevedevano solarizzazioni, collages, fotomontaggi ispirati al mondo dei sogni, all’arte infantile e al raffinato erotismo pieno di mistero. Tecnicamente poteva vantare una ricca esperienza che le permetteva di ritoccare i negativi e sovrapporre le immagini con gusto e rara sensibilità, alla ricerca di note dal sapore enigmatico. Parallelamente alla sua attività di fotografa, sentì l’esigenza di conoscere a fondo i problemi sociali che affliggevano l’Europa dopo la crisi del ’29: insieme al gruppo degli artisti surrealisti, sotto la guida di George Bataille e André Breton, diviene attivista nella lotta contro il capitalismo, senza mai aderire direttamente al Partito Comunista. (Da sinistra: Ciechi a Versailes / Il ragazzino dalle scarpe spaiate - Foto © Dora Maar) Per concludere questo sintetico ritratto dell’affascinante Dora, non si può non ricordare la travagliata storia d’amore con Picasso, da lei conosciuto a Parigi nel gennaio del 1936, storia che segnò profondamente la sua vita. Famoso è il ritratto da lei eseguito nel 1937, in cui il pittore spagnolo è fotografato con un cranio di mucca davanti al volto, a ricordare la mitica figura del Minotauro. Sempre nello stesso anno la Maar, con grande dedizione, immortalò le varie fasi della creazione di Guernica, il capolavoro di Picasso dedicato agli orrori della guerra civile spagnola del ’36. Il carattere complesso di Dora fu inasprito dall’invasione tedesca, da lutti familiari e soprattutto da una feroce gelosia nei confronti del suo famoso compagno che, dopo una intensa relazione durata circa sette anni, iniziò a tradirla con la giovane pittrice Françoise Gilot. Dora in preda a continue crisi psicotiche fu ricoverata in una clinica per malattie mentali dove venne curata dal famoso psicanalista francese Jacques Lacan. Victoria Combalia ( in“Dora Maar, nonostante Picasso”, Skira 2014) cita una frase illuminante pronunciata da Dora: “…Tutti pensarono che mi sarei suicidata dopo che Picasso mi aveva lasciato, ma non lo feci per non dargli questa soddisfazione…”. Come leggiamo ancora nell’interessante libro di Victoria Combalia, ”…in realtà la Maar era disperata e i successivi cinquant’anni della sua vita, la videro impegnata in una lotta titanica per ritrovare se stessa e dimenticare il rancore nei confronti dell’amante…”. La fotografa scomparse nel 1997, lasciando un prezioso corpus di circa duemilacinquecento fotografie.

Dora Maar, una personalità complessa