Yashica Samurai X3.0, pensata fuori dagli schemi

Pregi e contraddizioni progettuali di una macchina ibrida


Yashica Samurai X3.0


Cosa sia passato per la testa agli ingegneri che hanno disegnato la Yashica Samurai x3.0 me lo sono spesso chiesto, prima leggendone su internet e poi ritrovandomela tra le mani, arnese di plastica che ha voltato le spalle a tutto quello che avevo sempre pensato dovesse essere una macchina fotografica.


Si, perché non conserva alcun tratto che la possa far riconoscere in quanto fotocamera. Da lontano e anche da vicino è del tutto simile a una telecamera di piccole proporzioni, quelle che si chiamavano handycam appunto, da impugnare con una mano sola.



In quanto macchina fotografica da portarsi dietro

è ingombrante e scomoda

su questo non ci sono dubbi, perché creare un mostro di queste dimensioni?


Come qualsiasi altra macchina point and shoot non c’è, praticamente, nulla da regolare; un autofocus lento quanto basta ci aiuta a focheggiare, uno zoom azionato da due grossi tasti di gomma che ha due possibilità di ripresa (25mm e 75mm, ricordate nel mezzo formato si parla quindi di un corrispondente 50mm – 140mm) e poi una impostazione che permette di scattare senza che, con tempi lenti, il flash entri in azione rovinando tutto. Peccato che ogni volta che la macchina venga spenta perda l’impostazione e sia quindi necessario ricordarsi di risistemarla sull’opzione che ne esclude il flash, pena la foto sparata - che magari poi è proprio la cosa buona -.


Indice dei comandi della Yashica Samurai X 3.0

Si, perché se ci si mette ad usare uno strumento di questo tipo si deve essere pronti ad accogliere i tranelli che la tecnologia crea senza lamentarsi, ma prendendoli come il valore aggiunto della questione.

Altra cosa da non dimenticare è quella di escludere l’impressione della data sulla pellicola, a meno che, la cosa non sia voluta.


Peccato che il calendario sia programmabile dal 1987 al 2019. Non era stato previsto un dopo pandemia! Lungimiranza nipponica?

Speriamo bene.


Personalmente amo scattare le mie foto senza l’ausilio di un esposimetro ed utilizzare i due bulbi oculari (che ci sono stati impiantati appunto per quello) per decidere quale sia la luce sulla quale tarare l’esposizione delle mie foto.


La regola esiste, di sconfortante semplicità per chi voglia affidarsi ai propri sensi si tratta della ‘regola del 16


ed era abbastanza comune trovare all’interno delle custodie delle vecchie macchine sprovviste di esposimetro il foglietto illustrativo che accompagnava le pellicole dal quale veniva ritagliata e incollata la scala delle accoppiate tempo diaframma tanto per non dimenticarsi.



Foglietto illustrativo per l'esposizione della pellicola senza l'utilizzo di un esposimetro, sfruttando la Regola del 16'



Quando però carico la Yashica Samurai x3.0 vuol dire che sarà una giornata in cui decido di affidarmi a un circuito elettronico


e devo dire che quello di questo incrocio tra una telecamera e una macchina fotografica giapponese funziona molto bene! La resa generale delle foto realizzate è veramente molto buona, anche grazie a un obiettivo di 52mm di diametro, cosa davvero unica per una macchina di questo tipo. Ora, io non sono un testatore di macchine fotografiche e mi annoiano a morte le prove degli obiettivi, sapete quelle in cui vengono fotografate linee parallele a tutti i diaframmi oppure si ingrandiscono porzioni del fotogramma al 500% per capire quale sia il miglior diaframma da usare per decretare quale sia la lente vincitrice del premio nitidezza. Penso che, al di là dei risultati che si ottengono in laboratorio


la bontà di un obiettivo possa essere testimoniata e compresa anche semplicemente in maniera impressionistica: guardando le foto fatte.

Ogni lente ha un suo carattere e se scatto con diverse macchine poi riguardando le foto riesco a capire quali siano fatte con una e quali con un’altra senza bisogno di averne lasciato nota scritta.


Poi sappiamo tutti quali sono gli obiettivi che hanno una resa migliore e, se siamo appassionati, abbiamo pagato delle rate per averli (in alcuni casi non c’è neanche bisogno di chissà quali investimenti per dotarsi di lenti stupende)


Comunque, nel caso vogliate utilizzare una di queste macchine, sappiate che ne verrete positivamente impressionati! Di usate se ne trovano, soprattutto sul mercato giapponese a prezzi possibili, perché è li che ha avuto maggiore successo e utilizzazione.



A fare da sbarramento e decretare l’insuccesso del mezzo formato in Europa e negli Stati Uniti è stato il sistema di sviluppo e stampa veloce meccanizzato che non prevedeva di poter ‘lavorare’ le pellicole impressionate da questo tipo di macchine che producono un negativo di formato inferiore (e in molti casi, non in questo, anche con una inversione dei lati lungo/corto dell’immagine). Diciamo poi che la creazione di strumenti che avrebbero dimezzato la vendita di pellicole, per quanto riguardava il consumo di massa, quando la persona comune utilizzava ancora la macchina fotografica per i propri ricordi familiari, non doveva essere vista di buon occhio dalle multinazionali della celluloide che non spinsero affinché, a livello di laboratorio, si avesse vita facile nello sviluppare e stampare le foto.


Schema interno di una Yashica Samurai X 3.0

Una macchina che mette insieme la possibilità di scattare a formato pieno e di passare al mezzo formato, sempre su pellicola 135mm, è quella che


è stata commercializzata con vari nomi a seconda del mercato, in Europa PRIMA TELE, in Giappone Autoboy Tele 6 e negli Stati Uniti/America del Sud SURE SHOT MULTI TELE.


La particolarità della macchina risiede nel fatto che all’interno del vano pellicola è presente una piccola leva azionando la quale si può decidere il formato che useremo. La scelta deve essere fatta prima di caricare la pellicola; dopo aver chiuso il dorso e iniziato a scattare non si può cambiare il formato che avrà il negativo.

Forse questa è un ultimo tentativo fatto dalla Canon di spingere sul mezzo formato senza confinare la macchina a un campo che rischiava di renderla inutilizzabile e dando a chi la utilizzava la doppia possibilità: formato pieno o mezzo formato.

Costruita anch’essa in plastica molto resistente è tipico prodotto anni 80 con la possibilità di scattare con una coppia di focali (35-60).

I risultati non sono affatto malvagi e si configura come uno strumento di utilizzo quotidiano che può servire per ‘prendere appunti’ visivi ma anche fare foto di strada, tenendo presente che il rumore del motore che fa avanzare la pellicola e dello scatto non ci renderanno invisibili.


Sia per la Yashica Samurai x3.0 che per la Canon Sure Shot Multi Tele stiamo parlando di apparecchiature che sul mercato dell’usato si possono attualmente tranquillamente trovare al di sotto dei 100 euro nonostante i prezzi delle apparecchiature, di qualsiasi genere, analogiche stiano salendo. Fino al 2017 ecco il prezzo al quale ci si poteva aggiudicare una Yashica Samurai x3.0:

https://www.catawiki.it/l/10507029-yashica-samurai-x3-0


Canon Sure Shot Multi Tele con pellicole Kodak bianco e nero, T-MAX 400 Pro e Tri-X 400

Si, il mercato delle macchine analogiche vive un momento di rinascita e i prezzi lievitano. Questo trovo sia una cosa giusta, del tutto naturale; vale in ogni campo delle cose umane al risorgere dell’interesse aumentano le valutazioni. Quello che poco tempo prima era perso in una scatola in soffitta può ritrovare vita ed essere venduto a buon prezzo.

Dirò di più; ne sono felice. Da amante della fotografia vecchio tipo, analogica, il fatto che riprenda piede il mercato di macchine e pellicole fa sperare che anche le case di produzione di materiali sensibili continuino a produrne per un pubblico che mantenga una sua consistenza numerica sufficiente.


E, annotazione di sfuggita per la vostra riflessione, pensate che possa svilupparsi nello stesso modo un interesse/mercato intorno alle vecchie macchine da scrivere?

Certamente no, nessuno si sognerebbe di ricominciarle ad usare per scrivere in alternativa ai computer che tutti usiamo. Questo avvalora a mio avviso il fatto che


fotografare a pellicola, usando obiettivi senza autofocus abbia un suo valore distintivo

che porti ad ottenere risultati che si discostano e sono una cosa diversa rispetto a quanto si possa fare con apparecchiature digitali.


Quello che però in alcuni, sempre più frequenti, casi avviene è una sopravvalutazione di macchine e obiettivi in vendita sulle maggiori piattaforme online - dei negozi non parlo, perché quelli che vendono usato, costretti a fornire una adeguata garanzia della merce venduta, non hanno la possibilità se non che di vendere a prezzi spesso astronomici dopo aver sottoposto il materiale a verifiche da parte di laboratori che si occupano di riparazioni.

Ebay è il regno di privati e ‘negozi virtuali’ così come anche Instagram. Soprattutto su quest’ultimo social media sono vari i venditori che si propongono con fare ‘professionale’ alla vastissima platea di appassionati.


Non esistendo un 'borsino' al quale fare riferimento i prezzi lievitano a dismisura e, per attirare possibili acquirenti, si fa leva sull’aspetto estetico/edonistico/vintage (come va di moda dire) delle vecchie fotocamere che si trasformano in veri e propri status symbols.



I prezzi fanno sbarrare gli occhi.

Può una Nikon F2 arrivare a costare 1000 (mille) euro o una Nikon EM 100?

Proprio Nikon, che dal 1959 col suo sistema reflex e con prezzi abbordabili aveva rivoltato il mercato fino ad allora in mano alle macchine a telemetro tedesche, adesso viene trasformato in un marchio per pochi facoltosi collezionisti?


Nonostante la libertà di proporre quello che si vuole in vendita a qualsiasi prezzo e, in unione a questo, la libertà di investire il proprio denaro come meglio si creda, penso che alcune quotazioni risultino offensive e operino un vero danno culturale soprattutto in quanto trasformano le macchine fotografiche in oggetti di lusso quando invece sono meravigliose cose da utilizzarsi per fare quello per cui sono costruite.


Si genera l’idea che servano soldi per avere una bella macchina (magari vintage) e che questo sia indispensabile per fare delle belle foto.

A non avere prezzo è solo la capacità di utilizzarle.

Nikon F

Spesso poi il prezzo sale quando la macchina o l’obiettivo, vecchi di 40-50 anni risultino ‘senza segni d’uso’. Ma, a voi non viene in mente che questi oggetti siano stati segregati in bui cassetti dentro scatole di cartone per tutto questo tempo? Io una macchina del genere non la vorrei usare, mi mette tristezza!


Nel frattempo le sue sorelle si rovinavano nelle mani di chi le utilizzava e assistevano a qualsiasi tipo di avvenimento. In alcuni casi cadevano a terra e, fino a noi, sono arrivate con delle evidenti cicatrici. Segni della vita che hanno vissuto.




Siete d’accordo?

I commenti sono sempre benvenuti.


Se invece volete scrivermi www.giulionapolitano.com


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