Dora Maar, schiava di Picasso

Fotografa professionista, pittrice, attivista politica, eremita, cattolica fervente, personaggio sociale e donna appassionata.


La storia della fotografia è costellata di personaggi e autori di grande valore artistico, spesso femminili, la cui notorietà è offuscata mentre sono in vita ed esplode dopo la loro morte. È il caso di Vivian Maier, venuta alla ribalta nel 2007 appena due anni prima della sua morte, ma anche di Dora Maar, conosciuta dai più come l'amante di Picasso.


Dora Maar, carta d'identità (1945)


Origini di Dora Maar

Herniette Theodora Markovitch, in arte Dora Maar, nasce a Parigi nel 1907 da Josip Marcovitch, architetto croato molto apprezzato e da madre francese, Julie Voisin. Dal padre eredita la passione per un certo genere di architettuta monumentale (ricordiamo che Josip Marcovitch realizzò tra le altre cose il padiglione dedicato alla Bosnia Erzegovina in occasione dell'Expo di Parigi del 1900) che comparirà spesso nelle sue opere fotografiche di matrice surrealista.


Come la maggior parte delle donne fotografe nei primi decenni del '900, Dora ha avuto una vita molto travagliata, fatta di passioni travolgenti e di sofferenze senza mezze misure. Donna molto affascinante ma anche molto malinconica, fin da giovane rincorre il sogno di diventare una pittrice, attratta dalle opere di De Chirico, e all'età di 16 anni frequenta la Ècole et Ateliers d'Arts Décoratifs, dove conosce Jaqueline Lamba, futura moglie di André Breton. Dopo tre anni di frequentazione, desiderosa di crescere come pittrice si iscrive all'Académie Lothe di Parigi, dove conosce Henri Cartier-Bresson, anch'egli nella sua fase di formazione pittorica. Ben presto però, su suggerimento del critico Marcel Zahar, decide di intraprendere la strada della fotografia, e si iscrive alla Ècole de Photographie de la Ville de Paris e già nel 1928 comincia ad avere i suoi primi incarichi retribuiti. Nel 1931 comincia a lavorare come assistente del fotografo Man Ray.


Dora Maar fotografata da Man Ray (solarizzazione), 1936

Gli anni della crisi economica

La crisi economica americana del 1929 dilaga in tutta Europa, gettando nel baratro milioni di persone. È questa una delle epoche d'oro della fotografia di strada, un genere praticato da molti fotografi come Eugéne Atget, Brassai, André Kertez, Roger Shall, Germaine Krull, Walker Evans, Roy Stryker, Arthur Rothstein, Russel Lee, Jack Delano. Non meno impegnate le donne fotografe come Lisette Model, Dorothea Lange, Marion Post Wollcot e la stessa Dora Maar. Donne coraggiose che trovano motivo di ispirazione nel raccontare il mondo dei vinti, degli sconfitti, dei diseredati e della nuova classe di poveri che, loro malgrado, prendono possesso della strada come unica possibilità di sopravvivenza. Nel 1935 Parigi conta 700 mila disoccupati e la Francia ha una tale instabilità sociale e politica che dal 1933 al 1940 si succedono senza tregua 15 governi.


Niente elemosina, voglio un lavoro (Londra,1934)

Dora Maar si concentra sui diseredati, sui mendicanti, sugli sciancati, sui derelitti, sulle madri con figli piccoli, con un approccio molto personale. Differentemente dall'approccio documentaristico e distaccato di suoi colleghi come il francese Atget o l'americano Walker Evans, differentemente dall'approccio crudo di Brassai o da quello più obiettivo di Cartier-Bresson, Dora ha una vena molto ironica con tinte di umor nero, cercando di mettere in risalto gli elementi contraddittori di una scena. È il caso di Niente elemosina voglio un lavoro (1934), un'immagine che ritrae un distinto signore con bombetta che vende fiammiferi all'angolo di una strada londinese e mette in mostra un cartello nel quale dice di aver perso tutto negli affari o di Ragazzino con le scarpe spaiate (1933) in cui ritrae un ragazzo povero che indossa due scarpe diverse tra loro, probabilmente trovate in strada o donategli da qualcuno. Ma il suo approccio è anche di matrice surrealista, in molte immagini come quest'ultima i suoi soggetti hanno gli occhi chiusi. Per i surrealisti chiudere gli occhi al mondo esterno voleva dire aprirli all'inconscio e alla rivelazione.


Ragazzino con le scarpe spaiate (1933)

Della sua produzione a cavallo degli anni 30 ci rimangono qualche migliaio di immagini, alcune delle quali hanno delle strette analogie con quelle scattate da altre fotografe di quell'epoca. È il caso di Donna e bambino alla finestra (1935) scattata da Dora alla periferia di Parigi, un'immagine molto simile a Madre Migrante (California 1936) dell'americana Dotothea Lange, con la quale ha in comune lo stesso sguardo drammatico sul mondo femminile caduto in sventura.


(A sinistra Donna con bambino alla finestra di Dora Maar, a destra Madre Migrante di Dorothea Lange)


Attivista Politica

Dora fa della fotografia uno strumento di impegno politico, attivista fin da giovane è tra coloro che fanno parte di Contre-Attaque, il movimento anticapitalista, fondato nel 1935 da Georges Bataille e André Breton, che si opponeva con forza al dilagare del capitalismo e del parlamentarismo borghese, stigmatizzato come corrotto. La rivoluzione sociale viene considerata l’unica e la sola possibile alternativa alle condizioni disumane nelle quali viveva la maggior parte dei cittadini.


Attratta da ciò che è misterioso, magico e soprannaturale, Dora si fonda perfettamente con la corrente surrealista, che attribuisce molta importanza ai sogni e all'irrazionale, elementi che compariranno in forme diverse in tutta la sua produzione fotografica.


Moda, Pubblicità e Fortografia Erotica

Frequenta il mondo della moda e della pubblicità, realizza numerosi servizi su commissione per i quali adotta tecniche sperimentali come la solarizzazione, l'uso dell'immagine in negativo, la fotoimpressione ed il fotomontaggio. Collabora inoltre con riviste erotiche come Beautés Magazine, Amours de Paris, Paris Magazine ed altri.


Assia, Nudo e Ombra (1935)

Il Simulatore (1936)

Giochi proibiti (1935, fotomontaggio)

Bagnante (1931-1936, fotoimpressione)

L'incontro con Picasso

Il suo incontro con Pablo Picasso avviene nel 1936 durante la prima per la stampa del film Il delitto del signor Lange, di Jean Renoir. Quando si conoscono, Picasso è nel mezzo delle pratiche di divorzio da sua moglie, la ballerina Olga Kolkova, ma al contempo frequenta diverse amanti e non fa alcuna fatica ad intraprendere una nuova relazione, quella con Dora. Una storia d'amore e di passione molto tormentata e travagliata tra due personalità forti dove però Picasso, animato da cattiveria innata e a tratti da insiepgabile crudeltà, ne uscirà comunque vincitore, non prima di essersi divertito a farla soffrire e ad organizzare dei sadici scherzi nei quali metteva in competizione diretta le sue amanti con l'unico scopo di umiliarle e trarne il massimo del divertimento.


"Tutti pensavano che mi sarei suicidata dopo che Picasso mi aveva lasciata, ma non lo feci per non dargli questa soddisfazione"

Nel 1945, a causa di questa relazione tormentata e a causa della sua già naturale instabilità emotiva e psichica, Dora ha una profonda crisi psicotica e viene ricorverata in clinica spinta dallo stesso Picasso, che nel frattempo aveva cominciato una nuova relazione con giovane pittrice Francoise Gilot.

Dora rimarrà in isolamento, anche se non totale, per 50 anni, durante i quali ritroverà la pittura e si abbandonerà alla religione come forma di aiuto per superare l'abbandono di Picasso.



Dora Maar muore il 16 luglio 1997 e al suo funerale sono presenti solo sette persone.


Dora arriva in Teatro

Per chi volesse approfondire la figura tormentata ma affascinante di Dora Maar, voglio segnalare questo spettacolo teatrale che debutta l'8 marzo, per la festa della donna, al Teatro del Lido di Ostia e che vedrà le successive tappe a Roma, Torino, Magenta e Milano.


Regia di Blas Roca Rey.

Con Monica Rogledi (Dora Maar) e Rossana Casale.

Alla chitarra Gabriele Santori.


Segnalo inoltre un bellissimo libro di Osvaldo Guerrieri che trovate su Amazon a €9,00 cliccando qui.




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