Claude Cahun, la fotografia come specchio di sé

Una vita tormentata alla ricerca di una nuova identità

Claude Cahun, Autoritratto allo specchio, 1928, Jersey Heritage Collections
Claude Cahun, Autoritratto allo specchio, 1928, Jersey Heritage Collections

Lucy Schwob nacque a Nantes il 25 ottobre 1894 in una famiglia di intellettuali alto borghesi su cui si imponeva prepotentemente la figura paterna severa e intransigente; la madre, in perenne crisi depressiva, veniva considerata un’onta da nascondere per non infangare il buon nome della casa.



La giovane Lucy percepisce ed interiorizza un clima di perpetuo disagio che la conduce a frequenti digiuni, alle soglie dell’anoressia.




Comprende ben presto che per sopravvivere e spezzare la gabbia creata dal suo ambiente familiare è indispensabile trovare una via di fuga che la faccia uscire dal suo io travagliato, dalle ansie, dalle paure e dal senso di inadeguatezza soprattutto verso il padre che vorrebbe imporle la sua egemonia culturale, non rispettando la sua passione per la scrittura e la fotografia.


Il ricordo del volto disfatto e sconvolto dell’amata madre distrutta dai suoi fantasmi la accompagnerà e sarà motivo di pena per tutta la sua vita.

A Lucy non rimaneva altro che fuggire da se stessa, cercando un’altra identità a cavallo tra l’angelico e il demoniaco, il maschile e femminile. Per affermare il suo genere ‘neutro’ sceglie uno pseudonimo, Claude Cahun: il cognome viene ripreso da quello dell’amata nonna paterna che cercò di sostituire la figura materna perennemente in crisi, mentre il nome Claude nella lingua francese può avere una valenza sia maschile che femminile come la sua ambigua personalità.



(da sinistra: Autoritratto, 1928, Jersey HeritageCollections / Autoritratto con maschera)


La necessità di uscire da sé stessa attraverso arditi travestimenti


che le permettono di mostrarsi davanti all’obiettivo in forme sempre diverse, assume nel suo percorso un ruolo di primaria importanza: per imporsi al mondo con una nuova identità si rasa i capelli, si veste in modo eccentrico in modo da poter nascondere ogni elemento che possa tradire la sua femminilità. In una lettera all’ amico scrittore Jean Legrand, leggiamo:


” Le persone che mi hanno amato hanno creduto per errore di poter coltivare una docile pianticella per il loro giardino…a cominciare da mio padre..Loro vedono con disgusto la mia libertà.”

Claude Cahun, autoritratto 1928, Paris Centre Pompidou
Claude Cahun, autoritratto 1928, Paris Centre Pompidou

Nel suo percorso di donna e di artista ha avuto un ruolo fondamentale il sodalizio affettivo e artistico con una sua amica di infanzia, Suzanne Malherbe, alias Marcel Moore, secondo lo pseudonimo da lei scelto: le due donne condivideranno la loro vita fino alla morte precoce di Claude nel 1954 che lasciò nella compagna uno stato di tristezza e dolore mai superati che la condurranno al suicidio.


Accanto a Suzanne, scenografa e pittrice di valore, sua musa e collaboratrice assidua, la Cahun riesce a realizzarsi attraverso la fotografia, la scrittura e la recitazione, validi antidoti ai suoi travagli interiori e alla sua complessa personalità.


All’inizio la loro relazione fu assai difficile, complicata da chiacchiericci e malignità da parte di borghesi benpensanti, ma un evento inaspettato la rafforzò: nel 1917 il padre di Claude si unì in matrimonio con la madre di Marcel divenuta vedova, così che le due donne diventarono sorelle oltreché amanti. Condivideranno moltissime passioni, non ultime quella per il teatro e per l’attività giornalistica; insieme parteciparono anche alla Resistenza francese durante l’occupazione tedesca dell’isola normanna di Jersey, dove si erano trasferite nel 1938 nella splendida abitazione di La Rocquaise, distribuendo biglietti e manifesti inneggianti alla ribellione delle truppe, firmati in modo enigmatico “soldato senza nome”. Catturate e condannate a morte, trascorsero dieci mesi in prigionia prima della sconfitta e della resa tedesca.


Molte fotografie e illustrazioni furono sequestrate alle due artiste dai nazisti; un ufficiale addetto alla perquisizione della casa, scrisse nel suo resoconto:


“(...) la ricerca porta alla luce orribili dipinti cubisti, materiale pornografico di natura rivoltante: una donna con la testa rasata, dapprima fotografata nuda e poi in abiti maschili….entrambe le donne praticano perversioni sessuali, esibizionismo e flagellazione.”

(Silvia Mazzucchelli, Oltre lo specchio, 2013)


Prima del trasferimento nell’isola di Jersey, le due compagne soggiornarono a Parigi per diciotto anni ricchi di interessanti contatti e frequentazioni nell’ambito dell’arte, del teatro e della danza. Claude fu colpita dalla figura carismatica di André Breton e dagli artisti della cerchia surrealista; a Breton rimase sempre legata tanto che, nel 1954 prima di morire, gli inviò un biglietto di commiato al quale era allegata una fotografia in cui appaiono diverse mani intrecciate tra di loro, in segno di eterna amicizia.


Claude Cahun e Marcel Moore, 1921, collezione Privata
Claude e Marcel, 1921, coll. Privata

Sempre a Parigi collaborò con la rivista Inversions e fondò con Georges Bataille e André Breton il gruppo di teoria rivoluzionaria Contre-Attaque. Intorno ai Surrealisti gravitavano anche molte artiste impegnate sul fronte della libertà femminile e dell’emancipazione da canoni e tradizioni stereotipate che le volevano soggiogate al genere maschile, bloccate nel loro ruolo di donne prive di libertà sia nella sfera privata che nelle attività artistiche: con molte di loro Claude instaurò legami di profonda amicizia.


Nei suoi autoritratti che costituiscono la parte prevalente della sua attività fotografica, la Cahun amò rappresentarsi nascondendo la sua vera identità sotto vari travestimenti facenti spesso riferimento al mondo maschile.

La sua figura androgina caratterizzata dalla testa completamente rasata, come appare in una foto del 1928 in cui si autoritrae di profilo seduta a terra con le gambe incrociate, contiene un chiaro rimando alla figura del padre anch’esso dotato di un naso a “bec de mouette” ( becco di gabbiano). Contemporaneamente potrebbe suggerire una citazione da Baudelaire – ‘la tonsure verte’ – oppure dalle filosofie e dottrine orientali che affascinavano l’artista. La costante indagine della propria identità oltre i confini di genere, sarà il tratto distintivo della sua ricerca: Claude non smetterà mai di fotografarsi con i suoi travestimenti e le sue maschere, anche quando, in compagnia della compagna Suzanne Malherbe lascerà la capitale francese per ritirarsi sull’Isola di Jersey nel canale della Manica a nord della Normandia.


(da sinistra: Suzanne Malherbe (Marcel Moore) / Autoritratto 1929, Nantes, Musée d’arts / Autoritratto, 1928, Jersey Heritage Collections)


Artista dai molti talenti fu anche attrice di teatro e scrittrice; della sua attività letteraria ricordiamo il testo Aveux non Avenus (1930), intreccio autobiografico di pensieri, disegni e immagini fotografiche e Les paris sont ouverts (1934),in cui auspicava che l’arte diventasse uno strumento per sentirsi liberi e per cambiare la società.


Il lavoro di Marcel Moore e di Claude Cahun rimase a lungo relegato alla sfera privata, mentre, a partire dagli anni Ottanta, grazie al risveglio degli studi sul periodo surrealista e soprattutto sulle artiste di tale movimento, venne rivalutato e fatto conoscere attraverso l’allestimento di importanti mostre che misero l’accento, oltre che alla sua opera di scrittrice e fotografa, anche sulla sua vita complessa, condotta con coraggio contro le convenzioni e gli stereotipi della sua epoca.



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